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miti e
leggende

Ethra e La fondazione di Taras

Taranto, unica colonia spartana in Magna Grecia, secondo la tradizione storica fu fondata dai Partheni, figli illegittimi nati durante le guerre tra Sparta e la Messenia, che si rivoltarono per rivendicare i loro pieni diritti politici.

Il mito racconta che
gli Spartani, per placare la rivolta dei Partheni, consultano l’Oracolo di Delfi che consiglia di inviarli in Occidente a fondare una nuova città. Falanto, il loro capo, riceve un vaticinio enigmatico: “Quando vedrai piovere dal ciel sereno, conquisterai il territorio e la città”. Partiti senza aver capito il senso della profezia, navigano senza meta e dopo una traversata difficile ed un naufragio, un delfino salva Falanto e i Partheni approdano nel Golfo di Saturo. Qui Falanto si addormenta sulle gambe della moglie Ethra (Cielo sereno) che piangendo lo sveglia: le sue lacrime erano la “pioggia dal ciel sereno” del vaticinio. Fondò così Taras, in onore dell’eroe figlio di Poseidon e della ninfa Satyria.

Il luogo di approdo dei Partheni e di fondazione della città di Taranto è l’odierna Saturo, dove si erge sul promontorio un vasto parco archeologico; fu così chiamato in onore della ninfa Satyria madre di Taras, rappresentato ancora oggi a cavallo di un delfino, simbolo della città di Taranto.

Skuma

Il mito delle Sirene a Taranto è legato anche alla leggenda di Skuma, una giovane donna che fu salvata dalle Sirene e divenne la loro regina.

La leggenda racconta che
nella città di Taranto vive una giovane coppia di sposi, lei bellissima, lui un aitante pescatore che trascura la moglie per lavoro; la giovane donna allora lo tradisce con un ricco signore. Il marito, scoperto il tradimento, la getta in mare ma le Sirene la salvano e, ammaliate dalla sua bellezza, la incoronano regina del loro regno, dandole il nome di Skuma (Schiuma).
Il marito, innamorato e pentito, va ogni giorno a piangere nel luogo dove Skuma si è inabissata.
Le Sirene, incuriosite, lo fanno cadere in mare e lo portano nel loro castello incantato, dove Skuma lo riconosce e gli fa risparmiare la vita. Il marito è quindi riportato a riva e, con l’aiuto di una fata, cerca di liberare Skuma; la fata gli rivela che per riuscirci la moglie dovrà rubare un fiore di corallo bianco dal giardino delle Sirene. Skuma ci riesce e con il pescatore fuggono, la fata con il fiore magico crea un’onda che trascina via le Sirene dal Golfo di Taranto.

Ci sono due finali diversi per questa leggenda:
– In uno, la fata salva la coppia e li riporta a riva sani e salvi.
– Nell’altro, il pescatore scompare trascinato via dall’onda e Skuma si fa suora.

Alla leggenda di Skuma sono dedicate le statue delle Sirene dell’artista Francesco Trani, che si possono ammirare sul lungomare di Taranto. Le Sirenuse di Taranto sono anche associate alla fondazione della città, che secondo il mito fu fondata da Taras, figlio di Poseidone e della ninfa Satyria. Taras è rappresentato come un eroe che cavalca un delfino, il suo mito è ancora oggi celebrato a Taranto.

Orfeo e le Sirene

Il mito di Orfeo e le Sirene celebra il trionfo della musica sull’inganno mortale. Nella cultura pitagorica della Magna Grecia, di cui Taranto fu la capitale, questo mito rappresenta la vittoria della civiltà, della ragione e dell’armonia sul caos e la morte, sulle forze della natura.
Il passaggio degli Argonauti vicino all’isola delle Sirene è uno degli episodi più celebri del loro viaggio di ritorno, narrato in particolare nelle Argonautiche di Apollonio Rodio. Le mitiche creature, descritte come metà donna e metà uccello nella tradizione greca, attiravano i marinai con il loro canto irresistibile, portandoli a naufragare sugli scogli della loro isola.

Il mito racconta che
gli Argonauti, Giasone e i suoi compagni, di ritorno con il Vello d’Oro, giunti vicino all’isola delle Sirene riuscirono a salvarsi grazie alla presenza di Orfeo, il leggendario musico e poeta a bordo della nave Argo.
Quando le Sirenuse iniziarono a cantare, Orfeo suonò la sua lira e cantò con una maestria tale da sovrastare la soave e fatale voce delle mitiche creature, inondando le orecchie dei marinai e salvando così gli eroi dalla loro seduzione mortale.
Incantate dalla superiore armonia di Orfeo, le Sirene smisero di cantare e, attonite dalla sconfitta, si suicidarono gettandosi in mare.

La scena è rappresentata in un gruppo marmoreo esposto al MArTA (Museo Archeologico Nazionale di Taranto), dove lo si può ammirare, con Orfeo seduto su un trono e le Sirene raffigurate come uccelli rapaci con corpo di donna.

Satyria e Taras

Il mito di Taras e Satyria è strettamente legato all’identità della città di Taranto. Taras è il figlio di Poseidon, dio del mare, e della ninfa Satyria. Secondo la leggenda fu Taras il fondatore mitico della città di Taranto, che ancora oggi ha come suo simbolo ufficiale un ragazzo a cavallo di un delfino. Il mito rappresenta la stretta connessione tra la città e il mare.

Il mito racconta che
la ninfa Satyria viveva nel territorio di Saturo, un luogo incantato a picco sul mare vicino Taranto, e Poseidone, dio del mare, se ne innamorò; dalla loro unione nacque un figlio, Taras che crebbe forte e coraggioso, ma un giorno, mentre cavalcava un cavallo selvaggio, fu scaraventato in mare. Un delfino inviato dal padre lo salvò portandolo a riva sul suo dorso, nel luogo dove poi Taras fondò la città a cui diede il suo nome, e da allora, foriero di buon auspicio, divenne un eroe venerato dagli abitanti.


Secoli dopo, Falanto arrivò in quelle stesse terre che colonizzò con i suoi compagni, e così il mito di Taras e Satyria si intreccia alla storia di Falanto e alla storica fondazione spartana della città di Taranto.